Mostre e progetti - 2026
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L’innalzamento del livello del mare costituisce una delle problematiche ambientali più rilevanti del nostro tempo, strettamente connessa ai cambiamenti climatici in atto su scala globale. Tale fenomeno rappresenta una minaccia significativa per le aree costiere, in particolare per città fragili e uniche come Venezia. A Venezia l’“acqua alta” non è un evento eccezionale ma una componente strutturale della città, ma negli ultimi anni l’acqua alta è diventata più intensa e frequente trasformandosi da fenomeno ciclico a questione globale e simbolica. Secondo l’Intergovernmental Panel on Climate Change, il livello medio globale del mare è aumentato di circa 20 cm tra il 1901 e il 2018, con un ritmo di crescita che negli ultimi decenni ha raggiunto circa 3,7 mm all’anno. Le proiezioni indicano che, entro il 2100, l’aumento potrebbe variare tra 30 cm e oltre 1 metro, a seconda degli scenari emissivi. In questo contesto, Venezia costituisce un caso particolarmente significativo. La città si trova a un’altitudine media di appena circa 1 metro sul livello del mare ed è quindi estremamente vulnerabile. Inoltre, è soggetta al fenomeno della subsidenza: nel corso del XX secolo, il suolo veneziano si è abbassato di circa 23 cm, aggravando ulteriormente il rischio di inondazioni.
Per contrastare questo problema, è stato realizzato il sistema MOSE (Modulo Sperimentale Elettromeccanico), un complesso di dighe mobili progettato per proteggere la laguna dalle maree eccezionali, ma molti esperti sottolineano che questa soluzione potrebbe non essere sufficiente nel lungo periodo, soprattutto se l’innalzamento del mare continuerà ai ritmi attuali. Diventa quindi fondamentale affiancare alle opere ingegneristiche politiche di mitigazione climatica e strategie di adattamento sostenibile.
La mia installazione è finalizzata a sottolineare l’importanza di attuare queste strategie. Ho usato le splendide vedute veneziane di Giovanni Antonio Canal, il Canaletto, private della presenza umana, ridipinte con la mia tecnica a pastelli su cartoni ondulati da imballaggio e con la superficie non dipinta asportata. Quasi un viaggio metafisico, un clima di magia silenziosa dove sembra di sentire solo lo sciabordio dell'acqua che sale e annega ogni cosa, un'estetica introspettiva, in sintonia con il tema della Biennale, "in minor key" (in tonalità minore), una riflessione malinconica e critica, attenzione a fragilità, crisi, marginalità.


