XXIX Mostra Internazionale AAA-L&C

Acqua Alta

ACQUA ALTA


L’alta marea ha inondato Venezia l’11 il 12, il 13, il 15 novembre scorso, fino al livello di 1 metro e 87, con

raffiche di vento a più di 100 km l’ora. In meno di 12 ore la Basilica di San Marco è stata allagata.

“Acqua granda” dicono i veneziani quando il fenomeno è importante, ma questa volta è stato dichiarato lo

stato di calamità naturale; i danni ai beni architettonici e artistici pubblici e ai beni privati sono stati ingenti,

fino a mobilitare una raccolta di fondi privati oltre gli stanziamenti pubblici.

In questi ultimi anni i picchi di acqua alta, in cui il livello del mare si è alzato di almeno 110 cm, si sono

intensificati.

Con i cambiamenti climatici in atto, l’innalzamento del livello marino e l’aumento della frequenza delle

tempeste in mare saranno fenomeni sempre più numerosi e pericolosi.


Il 10 febbraio abbiamo preannunciato a Parigi la XXIX esposizione italiana con il titolo “acqua alta” dedicato

a Venezia e alle altre città di mare e paesi di fiume soggetti ad inondazioni, intere comunità in ginocchio.


Negli stessi giorni di febbraio si stava già propagando da mesi COVID-19, un’infezione trasmessa dal

pipistrello all’uomo, in gran parte del mondo occidentale e in Asia, principalmente in coloro che provenivano

dalla Cina continentale.


“Un’acqua alta” di altra natura, ugualmente emergenziale.


Due terzi degli agenti infettivi oggi noti hanno fatto il salto da una specie animale alla nostra (l’HIV, l’Ebola,

Zika, la Sars,il Coronavirus). Ha favorito l’infezione la presenza umana in ambienti naturali che dovrebbero

restare inviolati.

ll riscaldamento globale moltiplicherà le pandemie tropicali, come affermano la Banca Mondiale e

l’Intergovernmental Panel on Climate Change da anni.

E ci saranno altri coronavirus. (1)

E poi ci sono batteri che ritornano, come la lebbra in Sud America, la peste in Asia.


“Why Italy First? Health, Geographical and Planning aspects of the Covid-19 outbreak” : uno studio

multidisciplinare dell’Università di Trieste mette in relazione la diffusione del SARS-Cov-2 in Italia con le

particolari condizioni climatiche, atmosferiche, ambientali, geografiche ed economiche che si ritrovano nella

Val Padana, evidenziando similitudini con quelle di Wuhan: scarsa qualità dell’aria e aumento del consumo

di suolo, con alcune caratteristiche dell’area, soprattutto l’ampia mobilità pendolare e la dimensione e la

densità medie degli insediamenti.  (2)


Per la prima volta nella storia del pianeta, l’uomo ha generato fenomeni negativi di potenza simile a quella

che solo la natura finora è stata in grado di provocare.

Il consumo delle risorse, consumo e sfruttamento e inquinamento del suolo, consumo e inquinamento

dell’acqua, consumo del suolo agricolo, la deforestazione, la perdita delle biodiversità, le emissioni gassose,

i rifiuti da sintesi chimica non biodegradabili, lo scioglimento del “permafrost”, le isole di plastica galleggianti,

l’inquinamento da mercurio nelle acque oceaniche abissali, l’inquinamento da petrolio e da catrame…

La distruzione delle risorse naturali comporta la graduale perdita dei cosidetti “servizi ecosistemici della

natura” come la fornitura di risorse quali l’ossigeno, l’acqua, la stabilizzazione del clima, il riciclo dei rifiuti,

ecc.

Secondo uno studio dell’Università di Magonza, nel 2015 il solo inquinamento atmosferico ha causato 8,8

milioni di morti premature e una riduzione dell’aspettativa di vita media di 2,9 anni. (3)

La deforestazione, così come i mercati della fauna selvatica di Wuhan, ci mettono in contatto con animali i

cui virus non ci sono noti.

Lo scongelamento del “permafrost” minaccia di diffondere pericolose epidemie, come la «spagnola» del

1918, l’antrace, ecc.

La natura non è più in grado di stare ai tempi della nostra tecnologia. (4)

Lo stesso allevamento intensivo facilita la diffusione di epidemie .


È necessario capire che la pandemia Covid-19 non solo non è un cosiddetto «cigno nero» (5) ma era

perfettamente prevedibile, sebbene non sia stata affatto prevista; ma non è nemmeno uno

«shock esogeno». Essa è una delle inevitabili conseguenze della presenza dell’uomo e del suo impatto

sull’equilibrio del pianeta.

La distruzione dell’ambiente che la nostra economia estrattiva ha esercitato per oltre un secolo ha una

radice comune con questa pandemia: siamo diventati la specie dominante sulla Terra, siamo in grado di

spezzare le catene alimentari di tutti gli altri animali, ma siamo anche il miglior veicolo per gli elementi

patogeni.

Luca Parmitano, l’astronauta rientrato dallo spazio il 6 febbraio dell’anno scorso, dice:

"Pensi di conoscere il pianeta, poi lo vedi da lontano e ti rendi conto che e' un sistema vivente.” “Le nuvole

che si muovono con il vento sono il suo respiro, l'acqua dei fiumi e degli oceani e' il suo sangue." "Dalla

quota di 440 chilometri vediamo la fragilita' del nostro pianeta e ci rendiamo conto che l'atmosfera e' davvero

sottile". “Da lassù ho visto uragani di intensita' notevole, come quelli che hanno colpito le Bahamas e Puerto

Rico; ho visto anche i fuochi delle foreste amazzoniche, quelli dell'Africa e da settembre a gennaio ho

fotografato i fuochi che hanno tinto di rosso l'Australia". (6)


Oggi, l’ovest degli Stati Uniti brucia da settimane per le temperature record.

“L’apocalisse climatica non è il futuro, è qui e ora” titola il Los Angeles Times.


Da anni è alta la sensibilità alla questione dei cambiamenti climatici.

1972. Già nel 1972 D.H.Meadons - “The limits of growth” - lancia un allarme: il trend di crescita della

popolazione e dei beni materiali avrebbe superato nei successivi 50/100 anni i limiti fisici del pianeta, e le

soluzioni tecnologiche ne avrebbero solo ritardato la crisi; quindi era necessario agire sui fattori sociali,

economici e politici. (7)

1985. Un gruppo di scienziati dimostra il “buco dell’ozono” imputabile alla presenza di composti chimici

utilizzati nell’aerosol e negli agenti refrigeranti. (8)

Buco dell’ozono e riscaldamento globale sono fenomeni distinti ma connessi.

1987. La Convenzione di Vienna, per proteggere la fascia dell’ozono e la Terra dagli effetti delle radiazioni

ultraviolette.

1987. Il Protocollo di Montreal, firmato da 197 Paesi per rendere vincolante la Convenzione di Vienna:

documento tra i più importanti successi nella storia delle Nazioni Unite. E l’UE si prefigge standard superiori

a quelli dettati dal Protocollo.

1997. Il Protocollo di Kyoto.

2015. La Conferenza di Rio.

2015. La Conferenza di Bonn.

2015. L’Enciclica “Laudato si” di Papa Francesco.

2015. “Trasformare il mondo. L’Agenda 2030 per lo sviluppo sostenibile”. 17 obiettivi concordati

dall’Organizzazione delle Nazioni Unite.

2015. L’Accordo di Parigi, per ridurre le emissioni dei gas serra.


“La terra è ferita” grida Papa Francesco nell’enciclica “Laudato si”.

La natura è la “casa comune” e l’uomo ne è parte integrante. (9)


La Terra è fragile ed è già tardi per agire e salvarla.

Si avvicina drammaticamente il “punto di non ritorno”.

E’ urgente un cambio di passo, verso una riconversione ecologica.


Ma quale modello di sostenibilità?

“Sviluppo sostenibile vuol dire imparare a vivere nei limiti di un solo Pianeta” - come indica il WWF nel suo

Living Planet Report 2020. “Quindi lo sviluppo sostenibile è la capacità della nostra specie di riuscire a

vivere, in maniera dignitosa ed equa per tutti, senza distruggere i sistemi naturali da cui traiamo le risorse

per vivere e senza oltrepassare le loro capacità di assorbire gli scarti e i rifiuti dovuti alle nostre attività

produttive.” (10)


La cultura - scienziati, economisti, sociologi - affrontano un nuovo modello di sviluppo con al centro i grandi

temi della sostenibilità sociale e ambientale.  (11)


Anche negli ambiti specifici dell’urbanistica, dell’architettura, del design, delle arti tutte ci si interroga, si

progetta in “green”.

La XXII Triennale di Milano “Broken nature” 2019 ha proposto una riflessione sui legami uomo-ambiente a

varie scale, dall’architettura al biodesign alla pianificazione urbana. (12)

Si impone un serio ripensamento nello sfruttamento delle materie prime e nella gestione degli scarti: il

passaggio da un’economia lineare a una circolare è un cambio culturale che anche Il design e l’arte possono

promuovere. (13)


“How will we live toghether?” sarà il tema della Biennale di Architettura, Venezia 2021. (14)

La domanda apre scenari di condivisione di spazi comuni, di riqualificazione delle periferie, stimola progetti

per una città “adattiva”, resiliente, adattabile e flessibile. (15)

Gli obiettivi ambiziosi posti dalle diverse Conferenze sono una necessità ormai improrogabile.


Secondo il Report 2020 del WWF, le dimensioni della popolazione di mammiferi, pesci, anfibi e rettili hanno

registrato un allarmante calo medio del 68% dal 1970.

Entro pochi decenni ne scomparirà circa il 75%.

Si tratta della più grande crisi delle biodiversità da quando esistiamo: perdiamo tremila specie ogni anno, tre

ogni ora, con un tasso di estinzione cento volte più elevato del normale.

Già per cinque volte – in 540 milioni di anni – la maggior parte degli esseri viventi è scomparsa dal pianeta:

l’ultima volta 65 milioni di anni fa.


Il geofisico Daniel H.Rothman, ricercatore per il MIT di Boston, propone uno studio sul superamento di una

“soglia di carbonio“ che potrebbe portare a un’estinzione di massa.

Quando la velocità, con cui l'anidride carbonica emessa nell’atmosfera entra negli oceani, supera una certa

soglia, gli oceani potrebbero contenere abbastanza biossido di carbonio da provocare un'estinzione di

massa.

Questo potrebbe avvenire entro il 2100.

Per ristabilire un nuovo equilibrio del Pianeta occorrerebbero poi circa diecimila anni. L’aspetto più

drammatico è che per la prima volta in miliardi di anni, a causare l’anomalo aumento della concentrazione di

carbonio è l’essere umano. (16)


Eppure è come se la questione non ci riguardasse qui e ora, ma fosse ancora rimandabile.

L’allarme climatico è stato percepito solo come un ronzìo.


Lo scrittore e attivista ambientale Andri Snær Magnason - ha raccolto dati scientifici e visitato luoghi a

rischio, dai suoi ghiacciai islandesi all’Himalaya, dalla barriera corallina dei Caraibi alla Cina - ci pone un

interrogativo sconvolgente: quanto è ampio il tempo delle nostre responsabilità? Con quanto passato e

quanto futuro io sono in rapporto? (17)


La storia non si riavvolge ma possiamo condizionarne il futuro.

Quel 2100 ci interessa personalmente: le nostre decisioni di oggi toccheranno i nostri affetti di oggi, i nostri

figli e nipoti.

La storia è qui.


Lo scrittore indiano Amitav Ghosh scrivendo “Il paese delle maree” - un romanzo che si svolge nelle

Sundarban, vede che quest’intera area sotto il livello del mare sta sparendo con il ritrarsi delle coste,

trascinando via cose e persone nell’arco di una notte, letteralmente cancellata dalla faccia della terra. Egli

denuncia l’occultamento della realtà di cui è complice l’arte e la letteratura contemporanee di questa nostra

epoca, così fiera della propria consapevolezza. Una “Grande Cecità”.  (18)


Il linguaggio degli scienziati parla alla ragione.

“Non è colpa degli scienziati” sostiene ancora Magnason “dobbiamo aiutarli a divulgare i loro studi con nuovi

linguaggi, che creino un ponte fra razionalità e creatività”.


L’arte deve trovare parole nuove per sentimenti nuovi, per paure sconosciute. (19)


Fabrizia Iacci, architetto

01.10.2020

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